Capi e collaboratori
05/09/2009 inserito da LUCIANO IOLLO
Stimolato da esperienze recenti ed in un certo senso esterne ad Allaterza, tocco ancora una volta una tematiche che di webmarketing hanno poco a che fare: il rapporto tra il "capo" ed i collaboratori.
Si tratta di un argomento abbastanza banale, a dire il vero, e che ha applicazione in ogni dove. C'è sempre un capo e c'è sempre un collaboratore e quasi sempre c'è uno scontro di visioni dettato fondamentalmente da differenti attese e prospettive.
A prescindere dalla retorica sui ruoli, che tutto sommato a me interessa molto poco e che ricorre a prescindere dalle caratteristiche personali dei soggetti coinvolti, sono convintissimo che le responsabilità, gli interessi, le prospettive attraverso le quali si vedono le cose dal punto di vista privilegiato, ovvero quelle del capo, abbiano in sostanza il peso di un significato. Diventano fatti e le caratteristiche personali non fanno altro che facilitare o peggiorare questi fatti.
Non credo sia proprio possibile passare per entrambi i ruoli dall'altra parte della barricata. Ciò significa che, almeno per le persone di un certo spessore, risulta chiaro il limite connaturato al ruolo, il limite imposto dal dover scegliere qualcosa per la sola posizione ricoperta, benchè la scelta non sempre faccia piacere e, mi si creda perdio, non sempre fa piacere.
E' vero, con un po' di esperienza in più so che i momenti di crisi oggi mi colpiscono molto meno, li digerisco con maggior facilità. Essenzialmente perchè so che sono necessari, so che non se ne può fare un problema di orgoglio, ma semmai di obiettivi.
Con un po' di esperienza in più so che le scelte che ho fatto nella vita mi porteranno inevitabilmente ha polarizzare, la maggior parte delle volte in negativo, l'opinione dei collaboratori su di me.
Fa nulla se farò qualche "morto" così come fa nulla se la sera la testa mi scoppia per il peso, per la consapevolezza che non sempre e non tutto può essere fatto nel modo giusto.
Fa nulla perchè sono in grado di ammettere di aver sbagliato, fa nulla perchè la ragione, ovvero gli obiettivi che devo rispettare, possono essere un bene per tutti coloro che mi circondano anche se questi possono pensarla diversamente da me.
I conti vanno e vengono, diceva un vecchio oste che non voleva mandarci via dalla sua bottega e non ci portava mai il conto. Soprattutto, direi, i conti si fanno solo alla fine.