Comunicazione politica
10/03/2009 inserito da LUCIANO IOLLO
Tra ricordi di un'antica america e segnali della nuova, Obama inizia la sua presidenza con molte idee di rinnovamento, soprattutto sul versante della comunicazione.
Tra gli aspetti che mi hanno colpito maggiormente risulta evidente l'uso pubblico delle ratifiche presidenziali, che avvengono sempre con uno stuolo di supporter in piedi dietro al presidente che firma, un vero e proprio segnale che la decretazione ha dei sostenitori specifici.
Risulta quindi un'immagine molto più "popolare", molto più simile ad una democrazia partecipata piuttosto che ad una rappresentativa. Senza coinvolgere Toqueville risulta evidente un riavvicinamento della popolazione alla politica, che potrebbe non essere vista più come il luogo del potere se il neopresidente continuerà a distribuire segni che non è così.
Ancora più interessante è osservare come le nostre deboli e recenti democrazie post-totalitarie di popolare abbiano veramente ben poco, a meno che non si voglia confondere il populismo con il popolare. Si perchè tranne un vecchio partito oramai extraparlamentare, di partiti politici dichiaratamente popolari non ce ne sono più.
La turbopolitica televisiva assume i contorni di una vecchia macchina che si può vantare di avere ancora un motore turbo, dato che il format è oramai consolidato da tempo. Se il povero Veltroni non se ne fosse andato potrei anche dire che i volti sono gli stessi da quasi vent'anni, il che è senzadubbio MOLTO POCO POPOLARE.
Ma ad una democrazia che accetta che i partiti si facciano sul predellino di un'auto (e che auto ragazzi!) non resta che provare l'ebrezza di ritornare ad avere qualche aspettativa, di ripristinare il vero significato di alcune parole, come, appunto, il termine popolare.