Stagismo e costo del lavoro
16/06/2009 inserito da LUCIANO IOLLO
Si tratta di uno dei tabù più forti che esistono nel nostro settore, molto dedito a vendere poche competenze a caro prezzo, a far pagare caro il differenziale di inserimento
nel mondo del lavoro. Parliamo di stagismo.
In Italia la formazione universitaria sconta una distanza colossale con il mondo del lavoro tale da rendere necessario questo istituto, lo stage, di origine estera,
che ha preso piede nelle nostre aziende. Lo stage diventa quindi un ponte di collegamento con le aziende, diciamo anche una facilitazione, laddove la colpa a livello di sistema è sicuramente tutta delle accademie.
Il problema qui da noi è fondamentalmente quello di un eccessivo costo del lavoro che rende molto difficile provare una persona
senza accolarsi grandi oneri contributivi di cui lo Stato è particolarmente generoso.
Pochi imprenditori lo diranno, ma lo stage è anche e soprattutto una leva che consente una riduzione del costo del lavoro se applicata con metodo su una scala numerica importante.
Al tempo stesso pochissimi imprenditori possono dire di essere in "regola" con gli stagisti, fermo restando cheè
possibile assumere solo uno stagista ogni 10 dipendenti a tempo indeterminato.
Nelle aziende al di sotto di questa soglia il limite è fissato ad una unità.
Per mesi ho discusso con la consulente del lavoro di Allaterza, che non utilizza il contratto di stage, indicandole la prassi delle aziende del nostro settore,
che vantano subdolamente organici pompati anche del 100% grazie agli stagisti.
La consulente, limitandosi giustamente alla interpretazione normativa, mi ha sempre posto il vincolo dello stage come
qualcosa legato alla formazione accademica. In effetti anche io, ai tempi dell'università, ho dovuto farmi riconoscere
un contratto a tempo indeterminato che allora sostenevo con un'azienda, come equipollente allo stage obbligatorio.
Ieri sera leggevo il sito
la repubblica degli stagisti, un'iniziativa che giudico importante per la salute del nostro sistema lavoro.
Su quel sito emerge molto chiaramente quanto la consulente del lavoro di Allaterza ha indicato nel corso di questi due anni, ovvero che lo stage è previsto normativamente solo come accessorio alla carriera formativa universitaria.
L'escamotage utilizzato è tipicamente italiano, con la logica della specializzazione viene estesa (o meglio tollerata)
la formazione post-universitaria attraverso lo stage fino ad un massimo di 18 mesi dopo la conclusione del percorso di studi.
Tra le iniziative che segnalo c'è quella della
carta dei diritti dello stagista, alla quale le aziende possono aderire liberamente.
Una iniziativa alla quale almeno i presunti big del settore dovrebbero aderire ma che dubito faranno in modo convinto, limitandosi ad un uso strumentale dell'iniziativa.