Ricerca semantica 2
18/12/2008 inserito da LUCIANO IOLLO
Abbiamo già osservato come il web semantico sia realizzato attraverso piccoli software che cercano di correggere la normale associazione dell'algoritmo di Google con i contenuti delle pagine indicizzate.
Ma ad onor del vero, ciò che non è stato oggetto del
mio precedente post è che tutto sommato ciò ha molto poco a che vedere con quanto in concreto potremmo chiamare ricerca semantica.
Allora, tralasciando i navigatori che non hanno molto chiaro l'oggetto della ricerca - per i quali infatti vige una metodologia di affinamento della ricerca per stadi di apprendimento - la maggior parte delle volte noi navigatori sappiamo esattamente ciò che cerchiamo.
In genere, quanto maggiore è la comprensione di ciò che dobbiamo osservare, sono maggiori i termini usati per la ricerca. Questo rapporto di diretta proporzionalità tra questi due valori andrebbe reso verosimile dall'introduzione, è questo il posto giusto, di semantica.
Il visitatore all'atto di iniziare una ricerca sulla rete ha la sua semantica - ovvero l'insieme di significati che vuole raggiungere. Non si tralasci quest'ultima frase: i significati che il visitatore tratta non sono quelli che ha già depositato nella sua mente, sono quelli che vorrebbe raggiungere, sono dei significati-target.
Prendendo questo punto di vista come l'unico capace di rappresentare realmente un concetto completo di ricerca semantica, diventano inutili gli spell corrector e tutti gli artifici software, perchè c'è un problema che l'uomo non è ancora riuscito sempre a superare, ovvero le comunicazioni fallite.
Si prenda per buono, anche chi non concorda pianamente, che non tutti abbiano la medesima abilità nell'utilizzare quei significanti - ma soprattutto la combinazione degli stassi - migliore per raffigurare il significato di partenza. Tralasciando i difetti dovuti alla transcodifica (mancata comprensione, mancata conoscenza di uno o più termini utilizzati etc.) capita molto spesso che il mittente di un messaggio fallisca miseramente la scelta e combinazione dei significanti, ovvero - ancora più spesso - utilizzi una combinazione che non esclusa altri significati.
La teoria vuole, pur segnalando che in una logica professionale dovrebbe essere esattamente contrario, che gran parte dello sforzo di comprensione sia a carico del destinatario, ovvero gli tocchi completare le informazioni verbali grazie a tutti gli indizi disponibili, siano essi sensoriali, contestuali, mnemonici.
E qui, nel luogo in cui comunemente si realizza un accoppiamento di semantica, ovvero quando due individui condividono la piena comprensione del medesimo pensiero, che entra in gioco il fattore uomo, ancora realmente impenetrabile alle macchine.
Si consoli chi è tecnopessimista o chi molto più semplicemente vive profonde tecnofobie, ancora per lungo tempo siamo costretti a fare il gioco del motore di ricerca... Voglio dire, quanti di noi utilizzano più che i termini che realmente avremmo utilizzato per descrivere l'oggetto della nostra ricerca, quei termini che pensiamo possano portarci meglio al risultato sul motore?
Non è una cosa di poco conto in quanto la diretta conseguenza è che l'unico vero web semantico lo fanno i visitatori, con i loro sforzi nel cambiare keywords, nel cercare pensando come un motore di ricerca e chi fa
SEO, dovrebbe tenerlo ben presente.
Nel prossimo post sul web semantico chiuderemo il cerchio con qualche esperimento in grado di svelare il duplice di questa attività. Da un lato la ricerca delle tecniche per scalare la classifica delle serp (ranking seo), dall'altro la ricerca di quelle parole e di quella combinazione delle stesse, in grado di farsi trovare da chi ha in mente realmente quel significato.